No Mercy 2017 – Report

Arriva l’autunno e finalmente si mettono a tacere le rivalità estive. Dopo SummerSlam infatti c’è bisogno di chiudere alcuni match e di iniziare nuove faide, e No Mercy, PPV dei primi anni 2000 ripescato dopo la brand extension dello scorso anno, è l’evento designato per lo scopo.
Alcune buone costruzioni e alcuni punti interrogativi, come è normale in casa WWE, ci hanno accompagnato in questo mesetto: dal mitico promo di John Cena contro Roman Reigns, alle continue “sorprese” in ambito femminile, fino ad arrivare al gigantesco match Lesnar e Strowman che fin da SummerSlam prometteva di far venire giù il palazzetto.

Dopo il classico Kick Off l’inizio delle danze spetta al match per il titolo intercontinentale The Miz contro Jason Jordan. Personalmente trovo Jason Jordan piuttosto inutile: bravissimo lottatore, ci mancherebbe, ma scarsissimo nel vendere i colpi, in più la gimmick del wrestler alla Kurt Angle (di cui, ricordiamo, è il “figlio”) è proprio banale. Gli American Alpha erano un buon tag team, che con calma avrebbero puntato a raccogliere l’eredità degli Steiner Brothers, ma purtroppo sono stati bruciati troppo presto: a NXT hanno disputato una manciata di ottimi match che gli hanno permesso di meritarsi il main roster e poi sono stati divisi. Sia Gable (l’altra metà degli American Alpha) che Jordan hanno bisogno ancora di tanto lavoro e il pubblico se ne accorge. Pur essendo teoricamente un “face”, Jordan è fischiato anche avendo contro un signor “heel” come The Miz, sempre di più lanciato a diventare un idolo delle folle grazie alla sua arroganza vincente. Mr Awesome è il Mr Intercontinental Champion di questi anni e questa sfida non lo scalfisce più di tanto (e infatti è il match iniziale del PPV non a caso): la ricchezza del “character” rende molto difficile schienarlo, soprattutto da parte di un rookie come Jordan. Il Miztourage sostituisce a fatica la presenza fondamentale di Maryse, fuori dalle scene perchè in attesa di un bambino, ma non è troppo molesto: vedremo in futuro se sarà in grado di crescere come “stable”. In questo match, ovviamente, Bo Dallas e Curtis Axel aiutano The Miz a vincere e lasciando Jason a bocca asciutta e fischiato dal pubblico.

Bray Wyatt e Finn Balor sono entrambi ex campioni ed entrambi portano avanti una gimmick sovrannaturale. Mentre quella di Balor è intercambiale a piacimento, quella di Wyatt sta chiudendo il personaggio in un vicolo cieco di sconfitte. Finn è attualmente tenuto al fresco in attesa di tempi migliori per lanciare il personaggio del Demon King, ed ecco che la WWE lo fa combattere con la gimmick da “uomo” in un PPV. Facendo un paragone un po’ tirato è come se ogni tanto avessero detto ad Undertaker di entrare nel ring come “Mean” Mark per combattere “normalmente”. Uno degli aspetti belli di Balor è l’ingresso e la gimmick del demone: come “uomo” rimane un bell’ometto un po’ arrogante ma dal carisma da cruiserweight! Nel match di questa sera Balor si presenta con una nuova giacchetta e la mutanda grigia e viene “infortunato” alle costole fin da subito: rendendo l’uomo il più lontano possibile dal demone. Ovviamente, dopo un po’ di dominazione di Bray, Balor conquista la vittoria con i consueti doppi calci volanti come se piovesse. Il messaggio è chiaro: che sia uomo (infortunato) o che sia demone Balor è invincibile e la sua lenta scalata al titolo universale non è arrestata!

Ecco un’altra rivincita post Summerslam: Sheamus e Cesaro contro Dean Ambrose e Seth Rollins. Sono un grande fan della coppia “europea”: divertenti, atletici e belli da vedere. Meriterebbero di più? Sono stati campioni, sono ancora a fare match per il titolo e sono nel loro periodo migliore da anni. Questo match è uno dei “must see” del PPV: partito “come si deve” si è evoluto a totale anarchia dopo che Cesaro si è aperto la faccia contro un palo. Sheamus e lo svizzero si sono trovati a gestire un match improvvisando situazioni su situazioni pur essendo in un evidente stato di “emergenza”: quello che ne è venuto fuori è un match confusionario ma ricco di anima, che ha visto i due europei dare uno spettacolo di professionalità applicata al wrestling. Non ne sono usciti con le cinture ma sono a tutti gli effetti il tag team definitivo di questo 2017. Applausi.

Ero molto dubbioso per il Fatal 5 Way femminile. E, invece, Alexa Bliss, Sasha Banks, Bailey, Nia Jax ed Emma hanno costruito un match credibile e ricco. All’apparenza sembrava il classico “tutte contro la monster heel Nia” ma nessuna ha rinunciato a sferrare colpi alle altre comprese le amiche Sasha e Bailey, che da brave combattenti se c’è il titolo di mezzo mettono da parte gli abbracci. A questo giro ho tifato per l’australiana Emma, sperando in una vittoria a sorpresa dell’outsider, ma Alexa ha saputo sfruttare le sue carte come non mai vincendo in modo sensato, schienando (con mia grande gioia) Bailey. Il regno di Alexa è ovviamente un po’ la morte della women revolution ma siamo a Raw, dove a vincere è soprattutto lo spettacolo e il carisma. Alexa, pur essendo una bambolina, codarda e cattiva è la perfetta “campionessa cattiva” di cui questo spettacolo ha bisogno. Ora che ha tutte contro vedremo come saprà gestirsi il regno: le buone in questo momento non hanno bisogno di un titolo ma solo di una nemica. In attesa dell’asso piglia tutto Asuka. E lì saranno casini per tutte.

Fossimo stati negli anni 80 John Cena e Roman Reigns sarebbero considerati come Hulk Hogan e Ultimate Warrior. John Cena capace di coinvolgere il pubblico come Hulk con gli Hulkamaniacs e Roman Reigns amato da chi adora un personaggio che fa storia a sè come fu il leggendario guerriero proveniente da “Parts Unknown”. Ovviamente i paragoni non reggono in ottica “critica” ma per amare un match di questo tipo bisogna immedesimarsi in un bimbo di 8/10 anni. E questo match è per loro: un dream match che non si merita il main event di Wrestlemania, non si merita le cinture, non si merita anni di costruzione ma che in qualche modo fa vibrare il palazzetto e il cuore dei bimbi. Roman è il perfetto guerriero che se ne frega dei colori e delle sfumature degli altri wrestler, lui è vestito di nero, fa il sorrisino superiore e ti schiena con una spear dopo un Superman punch senza tanti discorsi (anche perchè li dimentica). John Cena è l’unico rimasto a regalare i gadget ai bimbi delle prime file, parla di valori, non ha un pelo fuori posto (perchè li taglia tutti), è il perfetto americano ed è l’uomo giusto da amare. Sono entrambi wrestler mediocri, noiosi, che giocano più di potenza e di clichè ma tant’è ti ritrovi alla fine a gridare “nooooooo” quando Roman schiena Cena. Che ti commuovi quando capisci che forse Roman ha chiuso un’altra carriera dopo quella del becchino. Anche questo è wrestling.

Quello che per molti NON è il wrestling è Enzo Amore che dopo il tanto chiacchierato “odio del backstage” e il pubblico che vede nel suo ingresso nel roster di 205 come una retrocessione stupisce tutti prendendosi il titolo! Alla faccia di capriole, colpi leggeri e finte sfide: speriamo che questa vittoria faccia uscire il carattere dei combattenti Cruiserweight, adagiati sul loro essere i migliori in quanto bravi a tuffarsi ma incapaci di creare interesse. Ok, Amore non ha fatto una mossa, se non quella “finale” ma non era lì per combattere: era lì per sfottere tutti. E ci è riuscito alla grande. Attendiamo la risposta incazzata da parte del resto del roster che avevano lasciato a Neville l’onere di portare avanti un titolo che non interessava apparentemente a nessuno.

Ed è finalmente il momento del main event: riuscirà il mostro fra gli uomini a togliere la cintura al tanto criticato part timer Brock Lesnar? Ovviamente no. Anche se Braun è stato forse l’avversario più ostico degli ultimi anni nulla può contro la Bestia. L’unico modo per abbatterlo forse sarà un match “hardcore”, magari proprio a TLC, o per colpa di un tradimento di Paul Heyman. L’incontro ovviamente non è durato molto ed è stato tutto di potenza, lasciando intendere che Brock potesse cedere di fronte alla maggiore grandezza fisica di Braun. Così non è stato e Brock è ancora il Campione Universale, come è giusto che sia.

Un No Mercy buono, nulla di eclatante a livello di trama, ma 3 buone ore di cui almeno la metà di divertimento. Il roster di Raw è quello più sbilanciato verso uno stile “gimmick” e quindi più infantile e generalista, ovvero quello che non piace ai fan del lottato e della “logica”. Ma basta staccare una parte di cervello per goderselo alla grande.

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