Earth: Guida Ragionata Al Frastuono Più Atroce

La ribellione adolescenziale segue spesso delle strade tutte sue. Negli anni 90 era quasi banale essere un ascoltatore di musica alternativa: Nirvana, Fugazi, Dinosaur Jr, Sonic Youth, Jane’s Addiction erano entrati nelle case di quasi tutti. Se volevi ribellarti ulteriormente si doveva andare nel lato “estremo”. C’era il death metallaro, il black metallaro e il grind metallaro. Spesso erano incompatibili fra di loro pur essendo tutti d’accordo che gli Iron Maiden avevano smesso di essere fighi da parecchio tempo. C’era l’hip hopettaro che ascoltava le Posse, i Sanguemisto e pensava già allora che gli Articolo 31 fossero mondezza. Quello che ascoltava solo roba da rave pesantissima e che solitamente smazzava droghe. I punk erano i più innocui: c’erano Green Day, Rancid, Offspring e Nofx ma era roba da ascoltare col walkman per svegliarsi un po’ prima delle lezioni o per saltare nei centri sociali. I nemici erano precisi e uguali per tutti: Ligabue, 883, Litfiba e Jovanotti.

Io ero interessato alle band rumorose, senza sapere che esisteva una scena noise rock e che il rumore era quasi “intellettuale”. Ci arrivai, come tutte le cose che ho fatto da adolescente, col grunge. Perchè il rumore? Innanzi tutto perchè infastidiva la maggior parte delle persone. Ma soprattutto avendo iniziato a suonare da poco serviva per tenere lontani tutti quei discorsi da “musicisti che sanno fare accordi strani”. I Sonic Youth li scoprii grazie ad un mio compagno di scuola che li definì con orrore “noise makers”. Neanche finita la frase ero già nel negozio di dischi a comprare Dirty. Lo stesso personaggio definì i Melvins inascoltabili, così tempo poco divennero la mia band preferita grazie a dischi come Stag e Houdini. Comprai Prick, uno dei dischi più ostici di Buzzo e co, solo perchè l’etichetta che lo pubblicò (l’Amphetamine Reptile) aveva nel logo la scritta NOISE. Poco dopo comprai due 10″ che mi fecero svoltare: Jesus And Mary Chain “I Hate Rock And Roll” e “Superfire” dei Girls Against Boys. Era il 1995. Avevo 15 anni e già allora quei due soldi che avevo in tasca li spendevo per scoprire nuova musica.

Il noiserock era entrato nella mia vita e non lo sapevo. Avrò avuto al massimo 30 dischi, e la maggior parte era ricco di dissonanze, tempi strani e assoli fatti di feedback ed effettacci. Continuai la ricerca di band strambe e non mi fu molto difficile conoscerle: ce n’erano a pacchi e quasi tutte avevano almeno un disco su major, per cui era pure facile trovarli nei negozi.

Ovviamente a Seattle era pieno di band assurde di questo tipo e ancora oggi ne scopro di nuove. Una in particolare mi aveva colpito perchè chi li aveva ascoltati ne parlava solo male: gli Earth di Dylan Carlson. Recensioni schifate, ascoltatori che tolgono il disco dopo pochi minuti: dovevano essere eccezionali!!

Che musica fanno? Immaginati King Buzzo che sale sul palco, accende l’ampli e lo butta a 10, molla un calcio alla chitarra e se ne va. Risposta seria? I più arditi sperimentatori di lentezza applicata alla chitarra, inventori del drone metal e della parte oscura dello stoner.

Ma andiamo con ordine, perchè la storia della band è ricca di colpi di scena.

Amico di Kurt Cobain, si diverte con lui a fare registrazioni collage in cassetta. Prende in mano la chitarra ispirato da altri amici: i Melvins. In quegli anni la band stava sperimentando la lentezza dopo aver ascoltato a fondo My War dei Black Flag. Erano gli anni in cui non avevano praticamente ascoltatori pur essendo una delle band più esperte della scena: avevano già pubblicato un paio di dischi di culto e suonato su e giù per i peggiori locali degli states.

Dylan formò gli Earth nel 1989 con Slim Moon, futuro fondatore della Kill Rock Stars, una delle etichette più importanti della musica indipendente americana. Pescando a caso dal catalogo: Bikini Kill, Sleater Kinney, Unwound, Huggy Bear, Bratmobile, Elliott Smith. Slim abbandonò quasi subito, così come tale Greg Babior. Furono sostituiti da Joe Preston e da Dave Harwell. Joe suonò successivamente con Melvins, High On Fire, Sunn O))), Harvey Milk, C Average. La band, chiamata Earth come il primo nome dei Black Sabbath, pubblicò un demo nel 1990 che già riassumeva le future coordinate: sei brani, due dei quali vedevano Kurt Cobain e Kelly Canary (delle Dickless, un solo singolo su Sub Pop per loro) come ospiti alla voce. Brani mono riff, oscuri, sperimentali e per niente orecchiabili.

Dopo la firma per Sub Pop, tre di questi brani vennero messi nell’EP d’esordio “Extra-Capsular Extraction” (1991). 30 minuti di sludge metal malato alla metà della velocità sopportabile ma, per assurdo, è il disco più simile alla svolta “folk” post 2000. Lo stesso anno la Sub Pop vende, esclusivamente via mail order, la Videocassetta Extra-Capsular Extraction con i tre brani dell’EP. La descrizione che ho trovato sul web è la migliore possibile per la VHS: “If you’re into Earth’s music, spanking, wrestling, nude chicks on horseback, or military and surgical footage, this is your dream video.” Dove devo firmare per averne una copia?

Incredibilmente Sub Pop un paio di anni dopo (1993) pubblica Earth 2: Special Low Frequency Version. Erano gli anni in cui se c’era lo zampino di Kurt Cobain, anche solo alla lontana, si pubblicava di tutto. Non credo che i due capoccia dell’etichetta si fossero messi ad ascoltare sta roba in maniera entusiasta, magari dicendo “questo disco cambierà il mondo underground”! Eppure, molti anni dopo, venne riscoperto, amato e tuttora vende parecchio (almeno a livello sotteraneo). E poi, magari, ascoltato. Perchè diciamolo chiaramente: questo disco è una tortura. Ma, per quanto mi riguarda, nel senso buono! Lo metti su e sai che per 40 minuti il tempo e lo spazio perderanno ogni valore, il cervello non potrà pensare più a niente, le orecchie saranno schiacciate dalla chitarra di Dylan (rimasto praticamente da solo) che per tutta la durata è persa in un soundcheck solitario fatto di basse frequenze, riff alla King Buzzo e poco altro. Earth 2 venne ascoltato da Greg Anderson e O’Malley che anni dopo decisero di tirare su una cover band degli Earth, chiamandola Sunn O))) dagli amplificatori che usava Dylan in concerto. Ora, magari mi entusiasmo per poco, ma non è l’idea più figa del mondo fare una cover band degli Earth? Cioè non ora, che comunque non sarebbe male, ma ai tempi in cui gli Earth erano una massa di rumore sludge e basta!!

L’album contiene tre composizioni: “Seven Angels” (15 minuti), “Teeth Of Lions Rule The Divine” (27 Minuti) e “Like Gold And Faceted” (30 minuti). Se riuscirete ad arrivare alla fine per voi l’ambient drone metal non avrà più segreti! Tanto per sottolineare quanto i due Sunn O))) sono impallati degli Earth segnalo la band “Teeth Of Lions Rule The Divine” con appunto il duo Anderson/O’Malley accompagnato da Justin Greaves (Crippled Black Phoenix, Iron Monkey) e Lee Dorian (Cathedral): all’attivo un unico disco “Rampton” del 2002.

Con “Special Low Frequency Version” gli Earth inventano un nuovo modo di fare musica heavy: prendono i Black Sabbath riducendoli di velocità e togliendo tutto tranne la chitarra. Il risultato è sublime sia per i palati fini dell’ambient e dello sperimentalismo sia per i grezzoni che vogliono solo roba strana. A distanza di 20 anni è considerato uno degli album più importanti della storia della musica.

Il suicidio di Kurt Cobain mette Dylan sotto i riflettori: è lui, infatti, a procurare il fucile che il leader dei Nirvana usò per suicidarsi. Ma, sinceramente, non se cura, già affranto per la fine del suo amico e perso anche lui nell’inferno dell’eroina. Arriva “Phase 3: Thrones and Dominions” (1995) mentre Blast First pubblica il live “Sunn Amps And Smashed Guitars Live!“. Phase 3 è forse il disco più difficile: meno ossessivo sulle basse frequenze, più “chitarroso” e decisamente più ostico. E’ il disco meno consigliato per iniziare ad esplorare la band ma contiene alcuni momenti notevoli tra cui la title track. Il disco avanza un po’ a caso, spesso risultando noioso e irritante: a suo modo è un approccio “punk” anche questo.

La prima fase degli Earth termina con “Pentastar: In The Style of Demons”, il primo disco suonato con una band vera suona come un disco stoner sperimentale. “Introduction” ha un andamento da codeina e un riff epico e viene ripresa nel finale “Coda Maestoso In F(Flat) Minor”. Per “Tallahasse” viene pubblicato un videoclip ed è una delle poche vere “canzoni” finora scritta dalla band. Sembra un disco suonato da un potenziale serial killer: droghe pesanti, armi, frustrazione, provincia americana, pazzia. Praticamente David Lynch che incontra Quentin Tarantino. Per i pochi amanti degli Earth Pentastar suona come un tradimento. Tutti gli altri non lo ascolteranno. Eppure è un disco che va riscoperto: a suo modo orecchiabile e poetico. Soprattutto non ci sono dischi analoghi a questo.

Dopo Pentastar i problemi di droga diventano molto gravi e di Dylan si perdono le tracce, nel disinteresse più totale. Anzi l’unico motivo per cui la gente si interessa a lui è sempre il solito: il suicidio di Kurt Cobain e l’arma che gli ha venduto. Dylan è un tossico perso e non ha più interesse nella musica. Sono solo i super fan O’Malley e Anderson a stimolarlo a riprendere a suonare e così nel 2002, aiutato dalla fidanzata batterista Adrienne Davis, riprende in mano il progetto. Nel 2002 si lanciano in alcune date negli States (da cui verrà tratto “Living in the Gleam of an Unsheathed Sword” pubblicato nel 2005) e l’anno dopo in Europa. Sono gli anni della (ri)nascita del drone metal. I Sunn O))) iniziano a far parlare di sè, il catalogo Southern Lord e Hydrahead si riempie di band sperimentali ispirate all’ormai storico Earth 2. Oltre i Sunn O))) si fanno largo Khanate, Asva, Boris, 5ive, Jesu, Nadja: nasce una scena in cui Dylan può finalmente muoversi. Il ritorno è sempre “heavy” con Dylan perso a jammare sopra ad una vaga opera percussiva di Adrienne. Ma da lì a poco le cose cambieranno.

Nel 2005 gli Earth si presentano con il vestito buono e pubblicano “Hex; Or Printing In The Infernal Method” su Southern Lord (etichetta di O’Malley e Anderson). Dopo una breve intro “alla vecchia” partono gli accordi aperti di “Land Of Some Other Order” e siamo subito in territorio folk. Il nome più citato è quello di Neil Young nella colonna sonora di Dead Man, grazie anche all’artwork da vecchio west. Prodotto da Randall Dunn, “Hex” è una sorpresa per tutto il mondo musicale: poche band sono tornate in attività con un sound così maturo e pieno, lontano dalla follia paranoide degli anni 90 e, finalmente, il nome Earth oltrepassa le barriere degli iniziati. Adrienne segue ogni riff con pochi ma decisi colpi di batteria, consentendo uno sviluppo armonico finora negato con bpm così bassi. Tremolo e riverbero da qui in poi diventeranno gli effetti fissi nella chitarra di Dylan, ormai più vicina al folk che al metal. Ma, sorprendentemente, sarà proprio il pubblico “metal” alternativo ad abbracciare la band come simbolo del genere.

Ci vogliono però prima i tour con Sunn O))), Khanate, Weedeater, Wolves In The Throne Room a far conoscere questo piccolo chitarrista con la voce buffa ma soprattutto l’album “The Bees Made Honey in the Lion’s Skull” che riesce a coniugare i Black Sabbath con il folk. Musica per ascolti notturni, meglio se in dormiveglia. O in stati alterati. Prima però vengono pubblicati vari live (Live Europe 2006, Radio Earth), risuonati vecchi brani con il nuovo stile (Hibernaculum) e dato alle stampe lo split con i Sunn O))). Dylan recupera il tempo perduto e lo fa con una lucidità mai avuta prima.

“The Bees…” è il disco che mette tutti d’accordo. Alla chitarra troviamo il jazzista Bill Frasell, alle tastiere di nuovo Steve Moore, l’arwork è di Arik Roper (sue le copertine di Sleep e High On Fire), il layout di Seldon Hunt (Neurosis, Sunn O))), Pelican, Nadja ecc) mentre tutto il disco è stato registrato agli Avast di Seattle (dove hanno registrato Pearl Jam, Zeke, Built To Spill, Soundgarden, Shins…). In sintesi un lavoro perfetto sotto ogni punto di vista. Rispetto a “Hex” lo stile guadagna maggiore sicurezza, la tavolozza si riempie di maggiori suggestioni sonore senza tradire lo spirito “doom”.

Nel 2010 Southern Lord ripubblica le prime registrazioni nell’album compilation “A Bureaucratic Desire For Extra Capsular Extraction”. Per assurdo suona più attuale ora che quando vennero suonate: il numeroso pubblico del drone metal ora può finalmente “capire” ed “ascoltare” quello che passava per la testa a Dylan Carlson nel 1990.

Nel 2011 l’ennesima piccola grande rivoluzione: la band diventa tutta al femminile con Carlson che ripesca addirittura Lori Goldston, la ragazzina che suonava il violoncello nell’Unplugged dei Nirvana. Lori, non più giovane, ha continuato a suonare e a sperimentare droni in dischi in solitaria e quale band poteva godere di più dei suoi servigi se non gli Earth? “Angels Of Darkness, Demons Of Light” sono due dischi (la prima parte pubblicata nel 2011, la seconda nel 2012) in cui il sound orchestrale raggiunge l’apice della narcolessia. In questo periodo è consigliatissimo vederli dal vivo ma rigorosamente seduti, pena il crollo dopo due pezzi. Li vidi così al Roadburn 2011: lottai per ottenere uno dei pochi posti a sedere, chiusi gli occhi e mi feci trascinare dalla musica. Una delle esperienze “live” più belle mai provate.

La bellezza dei due dischi fa si che l’avventura della band sia praticamente conclusa. Come fare per smarcarsi da un sound così caratteristico e così immutabile?

E invece ecco che Dylan Carlson si estrae l’ennesimo capolavoro! “Primitive And Deadly” è l’equivalente di “Pentastar”: ovvero un disco rock vagamente stoner. Ma suonato bene. Registrato oltre che agli Avast anche al mitico Rancho De La Luna (Kyuss, Queens Of The Stone Age), ha come ospiti Brett Netson dei Built to Spill, Jodie Cox dei Narrows ma soprattutto i contributi vocali di Mark Lanegan e di Rabia Shaheen Qazi dei Rose Windows. L’album si apre con il brano più heavy dai tempi appunto di Pentastar: “Torn By The Fox of the Crescent Moon” riff alla Melvins e incedere paludoso. 8 minuti e passa di supplizio metal. Mark Lanegan arriva al secondo pezzo “There Is a Serpent Coming” e niente sarà più lo stesso. Perchè questo è successo solo adesso??? Perchè gli Earth sono arrivati all’apice solo dopo 25 anni dalla formazione? Perchè non vanno avanti all’infinito? Quando pensavi di aver sentito tutto ecco che arriva “From the Zodiacal Light”, cantata da Rabia Shaheen Qazi e capisci che gli Earth sono una band profondamente femminile. Dylan sarà quello che porta avanti la baracca ma il “soul” è merito della batteria di Adrienne. A questo punto non stiamo più a parlare di punk, noise, drone, metal ma di rock. Come lo facevano negli anni 70: Jefferson Airplane, Pentangle, Fairport Convention. Con “Primitive And Deadly” gli Earth compiono quel passo che sembrava impossibile riuscissero a fare, spostando ancora una volta i confini della loro musica. Come se ogni nota suonata dal 90 a oggi avesse un senso per costruire un percorso affascinante, difficile, stancante a tratti snervante ma che alla fine riserva le migliori sorprese.

Sono poche le band che possono vantarsi di avere più dischi “fondamentali” nella discografia, ma soprattutto che possono vantarsi di essersi mossi in più generi semplicemente con l’aiuto di una chitarra. Quali saranno i prossimi passi? Attualmente Carlson collabora con The Bug, ovvero Kevin Martin, gigante della musica elettronica inglese (God, King Midas Sound, Techo Animal) mentre in una vecchia puntata di Fruit Of The Doom ipotizzavo quali potessero essere le prossime cantanti suggerendo Chelsea Wolfe, Marissa Nadler, Anna Von Hausswolff, King Woman, Grouper, Sharon Van Etten, Zola Jesus e Emma Ruth Rundle. Dylan, dopo che la label Sargent House gli segnalò il podcast, invitò in studio Emma Ruth Rundle. Chissà che non succeda realmente!

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