Code Orange – Heavy Grunge Kids

I fratelli maggiori dei Code Orange devono essere molto orgogliosi di loro: ai ragazzi deve essere sembrata la cosa più naturale del mondo portare le loro magliettone nere a manica lunga sul palco del Rock Am Ring. Maglie dei Pantera e Sepultura non più giovani del 1996 rendono automaticamente il concerto in questione una figata epocale. Il chitarrista Dominic Landolina con rasata e pose sembra uscito dagli Helmet e se non fosse per i tatuaggi floreali del batterista (Jami Morgan), i capelli tinti di nero di Eric Balderose (chitarra e synth) e la canotta nera del bassista Joe Baldman sembrerebbe di essere nel 1994. Anzi no: il pubblico è fermo. Cosa normale per i ragazzetti di oggi e gioia dei metallari che viaggiano verso la cinquantina, ma 20 anni fa con la stessa musica ci sarebbe stata polvere, acqua, birra e sudore al posto dell’ossigeno e tanta bella gente a volare.

Poco male, i Code Orange sono un esperimento alieno o, come avrebbe scritto Rumore ai tempi d’oro, una band “crossover”. Riff death metal, enfasi hardcore, rabbia adolescenziale, rumore industriale, linguaggio metropolitano e un po’ di amarezza emo/grunge. Il live sembra uscito dai pomeriggi estivi di Videomusic e pur essendo un gran casino proprio per quello è bello. Mostra una band solitamente abituata ai palchi piccoli cercare di riempire i metri di un giga palco con effetti metallici e una prestazione molto enfatica.

Dicevamo dei fratelli maggiori: bhè penso che sia tutto merito loro. Le pose, il look e l’attitudine sono quelle di coloro che hanno vissuto certe sonorità di riflesso ma proprio per questo hanno lasciato ferite profonde in tutti loro. Vabbè soprattutto nella grungiosissima Reba, praticamente il sogno di ogni adolescente nel 1994, anno in cui lei probabilmente non era neanche nata.

I Code Orange nascono nel 2008 come Code Orange Kids e poco tempo dopo la loro formazione dividono il palco con i grandi della scena punk/metalcore e arrivati alla maggiore età (2012) firmano per Deathwish Inc, label dei Converge e registrano proprio con Kurt Ballou al GodCity Studio, onore che viene riservato ai grandi. Attualmente la band è arrivata al terzo disco (“Forever“) per Roadrunner ma è già con il secondo “I Am King” che ottiene la visibilità mondiale. Suoni post hardcore, riff sludge, impatto devastante e soluzioni stranianti: la band non è per tutti. I grungettari non si aspettino la delicata metalliticità dei Godsmack e degli Alter Bridge: qui siamo più dalle parti dei Converge o dei Baptists. E non lasciatevi spaventare dal marchio Roadrunner: non sono neanche assimilabili agli Slipknot.

Prima ho citato Reba e come non fare una postilla sulla band in cui lei è la voce principale, ovvero gli Adventures. Praticamente la stessa formazione degli Orange Kids, con aggiunta di tastierista occhialuta. Qui la musica si trasforma e diventa completamente emo/indie rock, zero pose metal (a parte le tshirt), voce dolente e tutte quelle cose per cui se non amate il genere è meglio che stiate alla larga! La loro musica dimostra come al di là delle competenze tecniche per suonare servano soprattutto gli ascolti, la passione e l’immedesimazione.

E, infine, come non amarli dopo averli visti in apertura dell’evento di wrestling NXT Takeover e aver suonato la musica d’ingresso del lottatore Alister Black?

 

Lunga vita ai Kids!!

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